Lisa Roverso



Lisa Roverso

Lisa è principalmente un'autodidatta, vive a Thiene e ha studiato con Livia Cuman a Marostica, vicino a Vicenza.

Ha tenuto numerose mostre a Vicenza e dintorni, sia come artista in primo piano sia in collaborazione con altri artisti.

Ha eseguito varie commissioni private, che sono esposte in alcuni palazzi signorili in Italia.

Dopo aver inizialmente lavorato con la vernice acrilica, ora è migrata a colori ad olio.

Il lavoro di Lisa è guidato da un uso istintivo del colore, dove sfrega la sua immaginazione per trasmettere una serie di stati d'animo sentimenti ed emozioni.

Lucia Ginestri



Lucia Ginestri

Lucia nasce a Treviso e fin da bambina mostra un talento innato per il disegno. Già alle scuole medie, su consiglio delle sue insegnanti, Lucia coltiva la passione per la pittura riproducendo anche quadri di pittori famosi. Per il suo lavoro di docente nella scuola dell'infanzia, Lucia è da vent'anni a contatto con i bambini. Di loro studia i disegni osservandone il modo di rappresentare le cose che li circondano e arrivando così talvolta ad interpretare il loro mondo interiore.

Appassionata di fotografia in bianco e nero, inizia a stampare foto su tela, cercando di valorizzarne i chiaro-scuri romantici, nei punti luce con glitter veneziani, dando un senso di modernità a foto scattate quando ancora non esistevano le macchine digitali.

Da sempre, il mare esercita in lei un grande fascino e inizia a dipingere paesaggi raffiguranti fari tra le onde che s'infrangono sugli scogli, abbandonando la stampa e riproducendo a mano su tela paesaggi visti in foto o immaginati.

Nel tempo si fa strada uno spiccato interesse per i fenomeni meteorologici estremi come le tempeste che insegue cercando spazi aperti, per poter comprendere la formazione delle nuvole e studiarne le forme e i colori. Ecco che il mare diventa il luogo prediletto per seguire l'evoluzione dei temporali, la natura si manifesta in tutta la sua potenza e gli spazi aperti permettono a Lucia di immortalare le sfumature che compaiono tra le nuvole, tonalità che in perfetta coerenza evolvono con la formazione delle celle temporalesche che ruotano e scaricano la loro energia a terra e che il vento trasforma in onde sempre più potenti fino alla ricomparsa del sole dove i colori si attenuano e i riflessi ritornano.

Talento e passione, tra colori e materia, si trasferiscono sulle tele, tra un'onda e l'altra accompagnate sempre da un sottofondo musicale, dove tempo e spazio incontrano l'animo più profondo di Lucia.

Chiara Didoné



Chiara Didoné

La Fotografia non è solo il mio lavoro ma soprattutto una passione e una scelta di vita.

Considero la fotografia non solo un documento ma soprattutto un'emozione, quell'emozione cheprova il fotografo guardando una scena e traduce in immagine per renderla indelebile nel tempo.

E' quindi uno strumento per trasmettere forti sensazioni ed arrivare al cuore dell'osservatore.
Amo inserirmi nel contesto, respirare i profumi ed ascoltare i suoni per tradurli in immagini che sianoun prolungamento della mia anima, una parte di me che si estende verso il pubblico.
Solo vivendo veramente la scena nella sua completezza si può sentire l'energia che sprigiona e tradurlain fotografia.
Le mie opere sono quindi un libro nel quale scrivere in modo indelebile una storia,utilizzando i segni e i colori come le parole che, nella loro unicità, sono elementi fondamentali percomporre un racconto.

Ho mosso i primi passi nel mondo della fotografia come autodidatta spinta da una forte passione perquest'arte. Ho frequetato molti corsi e workshop con fotografi affermati che mi hanno aiutata a trovareil mio stile, il mio modo di scrivere con la luce.

Il mio percorso fotografico si snoda attraverso diverse mostre personali e collettive fino ad affermarmicome fotografa professionista nell'ambito del reportage fotogiornalistico.

Chiara Didoné

Sarah Alessio



Sarah Alessio

Sono nata il 5 novembre del 1985 a Castelfranco Veneto dove ancora vivo.
Da subito la vita mi ha remato contro a causa della malattia con la quale convivo, ma non le ho mai permesso di fermarmi.
Nel 2015 che decido di iscrivermi a un corso di fotografia base.
Lì mi si è aperto un mondo, non sapevo ancora che lì avrei trovato una passione e un insegnante, Massimo Porcelli che è diventato anche grande amico con cui condividere questa passione per la fotografia.
Prediligo la fotografia di ritrattistica per la sua espressività emozionale reportage e street perché valorizzano gesti quotidiani meravigliosi e ultimo ma non meno importante è il macro astrattismo pieno di magia, sfumature e poesia.
Uno degli obiettivi che vorrei ottenere con la fotografia è lasciare qualcosa di me in questo mondo……qualcosa da poter trasmettere a chi osserva.

Sarah Alessio

Celestino Guizzo



Celestino Guizzo

La mosaiciGuizzo è stata fondata da Celestino Guizzo nel 1988 a Selva del Montello, nel cuore del nord-est d'Italia. Dopo la conclusione dei suoi studi, frequenta l'Accademia delle Belle Arti di Parigi presso l'atelier di mosaico diretto da Riccardo Licata.

Per anni si dedica ai mosaici in marmo con i quali realizza piani per tavoli e bagni, pavimenti, rosoni, greche decorative, specchi e coiffeuses.

Dal 1997 Celestino Guizzo evolve la sua attività puntando sulla modernità e la varietà di colori della ceramica. Le possibilità di rivestimenti si moltiplicano mantenendo la raffinatezza d'espressione tipica del mosaico. La decorazione di interni ed esterni è soddisfatta da un materiale elegante che allo stesso tempo risulta di facile utilizzo.

La creatività di Celestino porta l'azienda ad una nuova espansione: dal 2008 all'attività abituale si aggiunge un lavoro di progettazione e produzione di complementi d'arredo rivestiti di mosaico. Questi oggetti sono ideali per qualsiasi ambiente interno o esterno e sono l'espressione di uno stile unico che interpreta il classico in chiave contemporanea.

Dal 2012 mosaiciGuizzo acquisisce la nuova macchina water jet che permette il taglio a idrogetto. L'obiettivo non è quello di sostituire la produzione di mosaici e complementi d'arredo, ma quello di ampliare l'offerta proponendo ai propri clienti anche lampade, specchiere e vetrate.

Fabio Basso



Fabio Basso

Fabio Basso non ha paura di perdersi, se è l'ispirazione artistica il vortice in cui le polarità cardinali si confondono, nel riformulare la guida verso un universo pittorico di intensa ed emozionale partecipazione creativa.

Non vi è possibilità che il gioco dei dadi possa non tornare, se nel dualistico frontale con la tela la prima idea indefinita, che preme per uscire, si fa macchie di colori e a gradi si compone nell'immagine, quasi automatica scrittura, di cui l'artista si fa cosciente mano a mano nel comporre. Dipingere, come scrivere, come suonare, è innanzi tutto l'esperienza del sentirsi attraverso le cose e del farsi delle cose attraverso il sentirsi dell'artista. In lui, in quell'istante, il mondo viene messo tra parentesi; i connotati della cosa che tutti chiamano realtà, come anche quelli della soggettualità identitaria, vengono dispersi, perché l'oggetto artistico possa rinascere e ritornare depurato dalle sue forme superficiali, per dimostrarci invece la propria essenza, la sua forma pura, al di là dell'esser ritenuto. Il viaggio non è la meta e l'arte non è il suo concludersi in un quadro, ma la forma della vita, che dura quanto dura il palpito, la pulsazione da cui fluisce.

Così Fabio non ha mai smesso di cercarsi e di cercare risposte ai propri interrogativi, non ha mai smesso di costruirsi e di cercare l'ipotesi giusta per la propria costruzione. La storia di questo cercarsi, il viaggio, è la stessa storia del farsi della sua pittura, un farsi autonomo, del tutto inciso nei momenti topici della sua esistenza. Qualche volta la pittura è stata il crogiolo personale attraverso cui passare, dissezionarsi, discettarsi e appassionatamente, impietosamente, frugare nelle viscere dei sentimenti, nello specchio delle immagini create, per vedersi vero e non supposto. Qualche volta ancora è stata lo staffile con cui punire ciò che della realtà del mondo andava perseguito; il pungiglione acuto e acre con cui trafiggere una società ipocrita, falsa nelle cerimonie, affettata nei personaggi, dannosa nei confronti delle radici autentiche della vita, costantemente messe a rischio da folli rituali e dai meschini interessi; è stata lo scudiscio da vibrare caustico, sarcastico nell'ironia beffarda e amara. Sempre, però, con il tipico talento per i forti contrasti del colore, le personalizzazioni spinte delle forme, spietatamente espressionistiche, e l'esposizione di quello che nella mascheratura quotidiana sfugge al numero dei più.

Poi qualcosa è accaduto, qualcosa si è contornato in una nuova stanza della vita. L'autore vi dirà che ad un certo punto ha deciso che fosse ora di "imparare a disegnare", ma il furore artistico non è scomparso, probabilmente non si è nemmeno attenuato, bensì si è meglio ordinato verso un messaggio, cui aderire con la più sincera commozione: Fabio si è "lasciato contaminare dalla natura": laddove l'uomo inquina e distrugge, l'essere aurorale e primigenio delle cose vitali e ancestrali ricapovolge il rapporto e diviene l'occasione per rifondare l'umanità perduta, nei suoi sensi più profondi. Ed ecco allora la luce nuova dei quadri, ecco alberi curviformi tesi tra terra e cielo, acque e tappeti di erbe e neve, colti nel loro progressivo trasformarsi luminoso, o per il sopraggiungere delle stagioni; ecco il contrasto tra le parti affollate di figure vegetali e spazi aperti e di silenzio, come in musica il rapporto tra pause e note; ecco la natura farsi ritmo, plurivocità armonica nelle foglie, negli steli, nelle cortecce, nelle ondulazioni fitte dei dettagli: la natura conosce sì la coralità, la musicalità del tutto consonante e coerente, mentre l'uomo oggi disconosce di essere organicità plurivoca e al massimo riesce a presentarsi come affastellarsi di individualità astrattamente sommate e comunque divergenti, distruttive. Il passato dell'artista non è stato negato, lo ritrovate nel gesto fitto delle pennellate, che egli sente come la possibilità di unire suoni, versi e immagini nell'atto creatore del pennello che corre sulla tela. I colori, originali e sempre giocati con sapiente scelta, minimale a tratti nei contrasti, vivono in un acrilico, che spesso riesce a farsi persino materico, senza per questo perdere la capacità del disegno, dell'espressione e dellaluce, che la sua scelta tecnica consente. I sapienti riflessi viola, lilla, sanguigni e comunque virati nelle cromie, dimostrano ancora la volontà di interpretare più che di rappresentare; la luce più che semplicemente illuminare gli oggetti li crea. Il correre fitto dei dettagli, il reticolo di vibrazioni negli scenari, possiede il gusto orientalista dell'autore, liberamente fuso con la suggestione delle sonate di Bach e con le note a grappoli di un ipotetico clavicembalo.Nella terra del Giorgione, nel Veneto del colorismo e del tonalismo, del paesaggio come musica e poesia, che riempie sensi ed anima, la radice non si è persa nemmeno nell'arte contemporanea ed una tradizione irripetibile ed unica ha comunque lasciato traccia anche negli interpreti attuali. Una traccia che è spontanea, che non è volutamente cercata, ma liberamente si riproduce, forse ingenerata dallo scenario stesso della natura amata. La lezione che vorrebbe esserci nei quadri di Fabio Basso è quella di cercare ancora le corrispondenze tra il proprio linguaggio interiore e quello di comunione della natura, andando tuttavia al di là di quel che crediamo di noi e delle cose intorno a noi: l'uomo può ancora salvare se stesso, se non resta sordo e muto di fronte alle suggestioni che gli esseri vitali sanno suggerire; è un messaggio che non cessa di ricordare che abbiamo ancora da ritrovarci e che possiamo comunque ancora fermare la dissoluzione del nostro essere identitario, la sua falsificazione, attraverso il riconoscimento delle nostre verità sentimentali e delle autentiche sorgenti della vita.

Vittorio Caracuta

Lina Zizola



Lina Zizola

Lina Zizola è nata ad Asolo dove vive e lavora. Sin da giovanissima coltiva una grande passione per l’arte, in particolare per il disegno e la pittura. La sua formazione artistica comincia negli anni Ottanta e si attesta intorno ad una pittura di paesaggio a carattere post-impressionista, fondata sullo studio del colore e della luce secondo la grande tradizione veneta.

Dopo la prima personale nel 1988 presso la galleria “La Cupola” di Padova, seguono altre importanti mostre in sedi significative del territorio regionale.

Verso la fine degli anni Novanta si orienta, gradualmente, verso una pittura dominata da strutture geometrizzanti, in cui il paesaggio assume una nuova connotazione strutturale e cromatica.

Dal Duemila fino ai risultati di oggi, la sua pittura vede l’impiego di supporti ruvidi (in particolare cartone) e materiali sabbiosi con esiti riconducibili a poetiche astratte e informali.

Laura Milazzo



Laura Milazzo

Pittrice eclettica con una mission dedicata, l'ArteTerapia, che la vede impegnata, ogni giorno, con l'obiettivo di utilizzare l'espressione artistica quale talismano per rendere più serena la vita dei bambini affetti da autismo, aiuto spesso insperato (e sconosciuto) per le loro stesse famiglie.
Il volto racconta della sua insularità siciliana, catanese nello specifico, così come la gestualità, una mimica che accompagna le parole; arte antica, di cui ognuno conserva nel dna qualcosa della terra patria.
Un imprinting durato poco, ma sufficiente, posto che con la sua famiglia di quattro fratelli si è trasferita presto, a Milano.
"L'arte ce l'avevo dentro sin da piccola, quel desiderio di raccontare il mio mondo attraverso la luce, i colori", quelli di una Catania, posta in una tavolozza cromatica naturale. L'azzurro intenso del cielo e del mare, il nero della pietra lavica (primo ingrediente architettonico di strade e palazzi); di un'Etna che si erge misterioso (con i suoi tremila metri) e i suoi periodici lampi di fuoco.
Arrivata a Milano, sin dalle elementari si divertiva a decorare personalmente quei piccoli bigliettini augurali che ci si scambia tra familiari e amici.
Poi la strada dello studio, della formazione attenta a dare forma a quella vocazione artistica innata. "Ho avuto la fortuna che il Liceo Artistico aveva un corpo docente formato da artisti contemporanei tutt'ora in vita e attivi, che amano il loro lavoro e lo sapevano trasmettere.
Cresciuta già con lo "spirito di bottega", quello che in un Italia del Rinascimento, vedeva i giovani affiancarsi ai Maestri per apprenderne i segreti e diventare a loro volta maestri essi stessi, i più dotati. Artisti come Paolo Gallerani, uno scultore con la sua "stanza delle pulegge" o la pittrice Carmengloria Morales", che ha avuto una forte influenza su Laura.
Poi il passaggio conseguente alla storica "Accademia di Brera", il sogno di ogni artista.
Laura è tra le prime ad usare l'aerografo al corso dello scenografo Enrico Mulazzani che al tempo aveva la cattedra a Brera.
La vita è fatta di incontri, spesso casuali, che possono cambiare improvvisamente il tuo destino.
E fu così che Laura incontrò Gianni Ravagnani, uno scenografo che lavorava nel mondo della pubblicità; il loro primo colloquio fu telegrafico "Bene, signorina, ci vediamo domattina alle sei, dobbiamo costruire un'astronave", nella fattispecie una specie di Enterprise con tanto di Dottor Spock ai comandi.
Tre anni faticosi, vissuti a cento all'ora, con la realizzazione di spot che sono ancora adesso visibili in rete (Arbre Magic, Findus, Boccasana e molti altri).
Un mondo forse troppo grande (o troppo piccolo per certi aspetti) dove non si identificava per la mancanza, troppo spesso, del fattore umano, di una autenticità vera.
Incontri positivi la portano a Castelfranco Veneto dove decide di dedicarsi alla sua vera passione: l'Arte.
Si specializza in Arte Terapia mentre continua a dipingere.
Attualmente lavora come ArteTerapeuta e il tempo libero che ha a disposizione lo dedica con passione ai suoi dipinti che nel tempo prendono diversi significati in un evolversi continuo di ricerca su vari fronti comunicativi.

Piero Conz



Piero Conz

Piero Conz lasciata la professione medica come Primario ospedaliero ha istintivamente dedicato sue attenzioni e i suoi interessi alle antiche passioni della creatività.

Artista eclettico e sfaccettato è capace di creare e di rielaborare opere che assumono ora la forza e la potenza di figure mitiche ed emblematiche (il cavallo), ora le fantasie dei colori e delle meraviglie della terra e della natura (l'albero), ora i mutamenti e i flussi immaterici ed evanescenti dei sogni come tante nuvole in movimento, ora limiti e limitazioni di spazi materiali e mentali (il muro, l'ostacolo, il cancello), ora gli elementi primordiali ed ancestrali dell'universo (l'aria, l'acqua, la terra) in una visione pittorico visiva fatta di molteplici manifestazioni: macchie, forme, colori e rilievi.

Forse c'è anche qualcos'altro che emerge dal suo profondo, qualcosa di sacro, religioso, mitologico ed ieratico nello stesso tempo, qualcosa che trascende la stessa anima delle cose e dei segni simbolo e delle visioni rappresentate, qualcosa di immaginario che supera tante sfere e dimensioni razionali della nostra esistenza terrena e diventa pura concettualità ed essenzialità astratta, Quasi per un sottile gioco tra reale e immaginario, o per un artificioso e connaturale sdoppiamento tra l'uomo prima e l'artista poi, o vuoi, una volta raggiunta l'età della maturità e della saggezza, l'artista cerca di attingere al mondo dei ricordi dell'infanzia e della giovinezza.

Il procedimento artistico - pittorico di Piero Conz sembra svincolarsi dal puro pensiero razionale lasciando libera l'anima dell'artista di procedere per immagini e simbologie spesso rimbalzanti le une sulle altre al fine di liberarsi dalle paure che si annidano nei recessi più profondi della psiche, ma, principalmente per perdersi negli incantamenti, nelle fantasie, nelle emozioni, nei colori e nei messaggi che spaziano tra l'infinito e l'indefinito della nostra memoria.

Tutto questo fa di lui un personaggio così che la sua pittura nel suo insieme, opera dopo opera, si fa storia, si fa poesia, si fa musicalità e ci cattura, ci coinvolge, ci sorprende, anzi ci inchioda come fosse una rivelazione assoluta ed ineluttabile.

Il critico Giorgio Segato ha scritto che 'quello che emerge evidente nella pittura di Piero Conz è l'entusiasmo per le possibilità espressive e comunicative sentito come 'campo' mosso di precipitazione emotiva così che il sentire si manifesti il più possibile incontaminato'.

Silvia Canton



Silvia Canton

Silvia Canton, nata a Conegliano nel 1974, ha praticato il disegno fin dall’infanzia. Diplomata al Liceo Artistico di Treviso e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma nella sezione di Scenografia Teatrale, ha affiancato per diversi anni la costumista teatrale Odette Nicoletti in qualità di assistente grafica e ha collaborato a Roma e Venezia con importanti professionisti del teatro e del cinema, tra i quali il regista Ettore Scola.

L’esperienza e la competenza raggiunte le permettono di intervenire con originalità e attento senso della composizione in svariati ambiti progettuali. Parallelamente si è dedicata alla scenografia di grandi eventi e alla decorazione architettonica, con interventi pittorici e delicatissimi stucchi intarsiati a mano che abbelliscono tuttora facciate ed interni di palazzi in Italia e all’estero.

Dal 2010 ha sviluppato professionalmente la sua passione per la pittura intraprendendo un’assidua attività espositiva, con mostre personali e collettive nei più importanti centri del Veneto ed inoltre a Napoli, Vienna, Berlino, Parigi, Chicago, Miami, Shanghai.

Nelle sue opere gli spunti visivi tratti da elementi naturali di origine vegetale si pongono come simboli di esperienze emotive interiormente vissute. La sua ricerca accosta richiami alla cultura liberty e simbolista con gli esiti più maturi dell’informale, fondendo la flessuosità lineare dei segni con una sapiente gestualità espressiva in opere caratterizzate da una spiccata valenza lirica.

Vive e lavora a Castelfranco Veneto.

Massimo Porcelli



Massimo Porcelli

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nel guardare con occhi diversi.

Questa frase di Marcel Proust l'ho letta per la prima volta quando avevo vent'anni.
Era la frase che introduceva un libro di fotografia.
Ero andato fino in Toscana per conoscere la persona che lo aveva scritto e avevo portato con me tutte le diapositive migliori per avere un giudizio da quel fotografo famoso.
La passione per la fotografia cresceva ma ero ancora alle prime armi, uno di quelli che, come tanti, pensano che per scattare buone immagini bisogna viaggiare e visitare solo luoghi lontani.
Ero stato tre settimane negli Stati Uniti alla ricerca dello 'scatto perfetto'.
Sognavo e pianificavo un viaggio in Africa per portare a casa i migliori paesaggi e già immaginavo i colori che avrei trovato.
Ma come tanti, non consideravo il luogo dove abitavo e non mi accorgevo del paesaggio attorno a me.
Non vedevo il paesaggio attorno a me.
In quel periodo, forse per caso, o forse no, alcune persone, dopo aver visto un mio lavoro fotografico sui Colli Asolani, mi proposero di realizzare un libro di fotografie su quelle zone.
Provate a proporre a un ragazzo di vent'anni, appassionato come pochi di fotografia, di realizzare un libro proprio sui luoghi dove è nato e cresciuto…
Ho cominciato così a fotografare ad ogni ora di ogni giorno, con qualsiasi tempo, ogni angolo delle zone attorno a casa.
Così per due anni.
Ho scoperto le luci dell'alba e quelle dei tramonti.
Ho scoperto luoghi che mai avevo considerato.
Ho capito che scorci visti e rivisti mille volte possono cambiare con il cambiare della luce.
Ho scoperto i colori.
Ho scoperto le ombre.
Ho scoperto la Luce.
Ho imparato a vedere la Luce.
Forse....ho solo imparato a guardare con 'occhi diversi'.

foofooter
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