Piero Conz



Piero Conz

Piero Conz lasciata la professione medica come Primario ospedaliero ha istintivamente dedicato sue attenzioni e i suoi interessi alle antiche passioni della creatività.

Artista eclettico e sfaccettato è capace di creare e di rielaborare opere che assumono ora la forza e la potenza di figure mitiche ed emblematiche (il cavallo), ora le fantasie dei colori e delle meraviglie della terra e della natura (l'albero), ora i mutamenti e i flussi immaterici ed evanescenti dei sogni come tante nuvole in movimento, ora limiti e limitazioni di spazi materiali e mentali (il muro, l'ostacolo, il cancello), ora gli elementi primordiali ed ancestrali dell'universo (l'aria, l'acqua, la terra) in una visione pittorico visiva fatta di molteplici manifestazioni: macchie, forme, colori e rilievi.

Forse c'è anche qualcos'altro che emerge dal suo profondo, qualcosa di sacro, religioso, mitologico ed ieratico nello stesso tempo, qualcosa che trascende la stessa anima delle cose e dei segni simbolo e delle visioni rappresentate, qualcosa di immaginario che supera tante sfere e dimensioni razionali della nostra esistenza terrena e diventa pura concettualità ed essenzialità astratta, Quasi per un sottile gioco tra reale e immaginario, o per un artificioso e connaturale sdoppiamento tra l'uomo prima e l'artista poi, o vuoi, una volta raggiunta l'età della maturità e della saggezza, l'artista cerca di attingere al mondo dei ricordi dell'infanzia e della giovinezza.

Il procedimento artistico - pittorico di Piero Conz sembra svincolarsi dal puro pensiero razionale lasciando libera l'anima dell'artista di procedere per immagini e simbologie spesso rimbalzanti le une sulle altre al fine di liberarsi dalle paure che si annidano nei recessi più profondi della psiche, ma, principalmente per perdersi negli incantamenti, nelle fantasie, nelle emozioni, nei colori e nei messaggi che spaziano tra l'infinito e l'indefinito della nostra memoria.

Tutto questo fa di lui un personaggio così che la sua pittura nel suo insieme, opera dopo opera, si fa storia, si fa poesia, si fa musicalità e ci cattura, ci coinvolge, ci sorprende, anzi ci inchioda come fosse una rivelazione assoluta ed ineluttabile.

Il critico Giorgio Segato ha scritto che 'quello che emerge evidente nella pittura di Piero Conz è l'entusiasmo per le possibilità espressive e comunicative sentito come 'campo' mosso di precipitazione emotiva così che il sentire si manifesti il più possibile incontaminato'.

Silvia Canton



Silvia Canton

Silvia Canton, nata a Conegliano nel 1974, ha praticato il disegno fin dall’infanzia. Diplomata al Liceo Artistico di Treviso e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma nella sezione di Scenografia Teatrale, ha affiancato per diversi anni la costumista teatrale Odette Nicoletti in qualità di assistente grafica e ha collaborato a Roma e Venezia con importanti professionisti del teatro e del cinema, tra i quali il regista Ettore Scola.

L’esperienza e la competenza raggiunte le permettono di intervenire con originalità e attento senso della composizione in svariati ambiti progettuali. Parallelamente si è dedicata alla scenografia di grandi eventi e alla decorazione architettonica, con interventi pittorici e delicatissimi stucchi intarsiati a mano che abbelliscono tuttora facciate ed interni di palazzi in Italia e all’estero.

Dal 2010 ha sviluppato professionalmente la sua passione per la pittura intraprendendo un’assidua attività espositiva, con mostre personali e collettive nei più importanti centri del Veneto ed inoltre a Napoli, Vienna, Berlino, Parigi, Chicago, Miami, Shanghai.

Nelle sue opere gli spunti visivi tratti da elementi naturali di origine vegetale si pongono come simboli di esperienze emotive interiormente vissute. La sua ricerca accosta richiami alla cultura liberty e simbolista con gli esiti più maturi dell’informale, fondendo la flessuosità lineare dei segni con una sapiente gestualità espressiva in opere caratterizzate da una spiccata valenza lirica.

Vive e lavora a Castelfranco Veneto.

Massimo Porcelli



Massimo Porcelli

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nel guardare con occhi diversi.

Questa frase di Marcel Proust l'ho letta per la prima volta quando avevo vent'anni.
Era la frase che introduceva un libro di fotografia.
Ero andato fino in Toscana per conoscere la persona che lo aveva scritto e avevo portato con me tutte le diapositive migliori per avere un giudizio da quel fotografo famoso.
La passione per la fotografia cresceva ma ero ancora alle prime armi, uno di quelli che, come tanti, pensano che per scattare buone immagini bisogna viaggiare e visitare solo luoghi lontani.
Ero stato tre settimane negli Stati Uniti alla ricerca dello 'scatto perfetto'.
Sognavo e pianificavo un viaggio in Africa per portare a casa i migliori paesaggi e già immaginavo i colori che avrei trovato.
Ma come tanti, non consideravo il luogo dove abitavo e non mi accorgevo del paesaggio attorno a me.
Non vedevo il paesaggio attorno a me.
In quel periodo, forse per caso, o forse no, alcune persone, dopo aver visto un mio lavoro fotografico sui Colli Asolani, mi proposero di realizzare un libro di fotografie su quelle zone.
Provate a proporre a un ragazzo di vent'anni, appassionato come pochi di fotografia, di realizzare un libro proprio sui luoghi dove è nato e cresciuto…
Ho cominciato così a fotografare ad ogni ora di ogni giorno, con qualsiasi tempo, ogni angolo delle zone attorno a casa.
Così per due anni.
Ho scoperto le luci dell'alba e quelle dei tramonti.
Ho scoperto luoghi che mai avevo considerato.
Ho capito che scorci visti e rivisti mille volte possono cambiare con il cambiare della luce.
Ho scoperto i colori.
Ho scoperto le ombre.
Ho scoperto la Luce.
Ho imparato a vedere la Luce.
Forse....ho solo imparato a guardare con 'occhi diversi'.

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