Resiliente Fioritura
Silvia Canton

1 - 23 settembre 2018
da mercoledì a venerdì 16.00 - 20.00
sabato e domenica 10.00 - 13.00 e 16.00 - 20.00

Se ci chiediamo qual è il nucleo generativo della pittura di Silvia Canton, la matrice originaria da cui deriva il suo dipingere, ritengo che possiamo individuarla nella necessità e nell’urgenza di esteriorizzare contenuti emotivi di rilievo che non riescono a trovare una diversa modalità di espressione.

I sentimenti e gli stati d’animo, che si presentano nella loro varietà, complessità e commistione, con modulazioni e risonanze diverse, costituiscono il filo conduttore del suo lavoro, come la mostra presenta con grande efficacia. Un filo conduttore che attraversa ogni dipinto, lo collega agli altri, e conferisce un’impronta inconfondibile alle sue opere.

Questa pittura è una pittura dell’anima, anche se i temi visivi appaiono ispirarsi prevalentemente alla natura ed in particolare al mondo vegetale. Alberi, arbusti, erbe creano situazioni in cui si rispecchiano le esperienze emotive. Evocano la tonalità degli affetti, che di volta in volta possono presentarsi come aneliti o ripiegamenti, volizioni o speranze, entusiasmi o malinconie.

Lo stile di Silvia Canton si nutre di echi della pittura liberty e in trasparenza possiamo individuare anche atteggiamenti e motivi di impronta simbolista. Ma ogni riferimento si presenta con modalità nuove, vitali e rigogliose, lontane da scivolamenti di maniera. Il gusto art nouveau emerge infatti da una profonda assimilazione della temperie dell’informale e si manifesta con un’intonazione caratteristica e persuasiva.

Linee morbide e sinuose sprigionano movimenti carichi di energia, creano vortici e turbini, campi di forza percorsi da slanci e tensioni, con spinte a volte ascendenti e a volte discendenti, ma prevalentemente orientate a ripiegarsi su se stesse, ad avvolgere e racchiudere.

A configurare la cifra stilistica dell’artista è la modulazione della pennellata, che va dal segno controllato e definito dei grafemi flessuosi ad una gestualità scattante ed istintiva. Assistiamo ad una sapiente composizione di elementi figurativi, prevalentemente arborei, di matrice fin de siècle, con brani di pittura atmosferica e antinaturalistica di derivazione tardonovecentesca.

La decisa caratterizzazione espressiva dei dipinti di Silvia Canton nasce anche da uno spiccato senso delle contrapposizioni cromatiche, da contrasti timbrici di colori puri, da una dialettica di chiari e scuri che conferisce un’intonazione accesa e a volte drammatica. Una tensione che genera come risultante l’equilibrio delle forze, a cui allude il titolo di un’opera e dell’intera mostra. È l’equilibrio, attentamente gestito, a governare l’armonia della tela e a conferirle la coerenza e l’unitarietà a cui l’artista non rinuncia.

Questi quadri forniscono le chiavi della loro lettura, suggeriscono come accostarsi ad essi. La tensione equilibrata che li pervade articola e compone le differenze, non le scioglie, ma le distribuisce attraverso aree di intensità diversa, raccogliendole in punti focali che possono essere considerati veri e propri poli di attrazione per lo sguardo. Il visitatore è per così dire preso per mano, accompagnato e guidato dalla struttura dell’opera stessa, che si offre ad una visione la cui densità non è mai in contrasto con la felice immediatezza dell’incontro.

Corrado Castellani



Dal turbine tenebroso di un uragano si liberano nelle luci e colori di un’aurora boreale e, prima travolti, poi avvolti dolcemente, germogliano delicati petali. È la forza della vita, che riconosce la debolezza per affrontare le difficoltà e, quasi magicamente, ritrova la capacità di sfidare le avversità, trasformare il dolore in coraggio e fiducia per superarsi e uscirne rafforzata: la resilienza.

La sua è una pittura carica di simbolismo, che si focalizza intorno alla natura, immensa fonte d’ispirazione. Una natura donatrice di vita e di nutrimento e la Madre Terra, protettrice delle energie primarie e grande genitrice di tutte le forme viventi. La terra viene definita nella Genesi “materia prima” e, da questa antica concezione della “terra madre” che forgia dalla propria sostanza tutte le forme viventi, uomo incluso, la terra è sorgente di vita, essa ci nutre, ci sostiene ed ha quella incredibile capacità di trasformare ciò che è impuro in bellissime creature viventi -fiori e piante-, con una generosità senza pari anche dove sembrava essere negata qualsiasi esistenza.

Un nutrito corpus di opere colgono il momento della fioritura, uno spettacolo che vuole essere metafora e pretesto per esprimere pensieri, intensi sentimenti e forti emozioni. L’elemento figurativo, in questo caso tratto dal mondo naturale, si perde e armonizza nell’informale, creando delle visioni poetiche. Piante fluttuanti o in balia degli eventi, alberi o racemi con le forti radici, si curvano alle tensioni, ma trovano comunque la forza di germogliare e sbocciare. Elementi fitomorfi tanto delicati e pittoricamente raffinati da divenire eleganti arabeschi. (Serie delle Fioriture; L’albero della vita; Il buon gigante, Radici, Vanità).

Possiamo scorgere suggestioni diverse. Uno sguardo è rivolto al Liberty non solo per la ripresa dell’elemento naturale e per il linguaggio caratterizzato in alcune opere dalle linea-forza, linea sinuosa, ma anche per il senso di leggerezza, per la cura dei particolari.

Dipinti che colpiscono quindi oltre che per l’originalità, anche per l’innegabile bellezza dei soggetti, degli accostamenti cromatici tratti da una tavolozza accesa e per la delicatezza delle sfumature. Ma osservando queste opere riconosciamo anche un’inclinazione pittorica all’estetica romantica del sublime, per il modo in cui l’artista si pone di fronte alla natura, immensa ed infinita, consapevole della sua personale piccolezza.

È una pittura di sperimentazione e ricerca, in continua evoluzione, sia per i soggetti che seguitano a mutare e rinnovarsi cercando sempre nuove combinazioni, ma anche per la tecnica pittorica. Resta sempre forte la gestualità, è quasi sempre presente la pennellata incisiva e materica, ma a questa è associato un intervento di sottrazione con colature di varie sostanze arrivando a far intravvedere la tela. Operazioni che creano effetti straordinari di luce che sembra sprigionarsi dall’interno del quadro, elementi che si liquefanno, che perdono peso o creano frammentarie texture.

Sono opere interiori, che sussurrano dolcemente e parlano di sentimenti, emozioni, ricordi, esperienze personali che si liberano nel gesto, nel lavoro a volte placido altre più tormentato. Ma in questo incantevole microcosmo si può scorgere l’intero universo.

Chiara Voltarel

foofooter
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